It's all about Love (2009) è il nuovo progetto che Pier Giorgio De Pinto (Italia-Svizzera, 1968) ha recentemente realizzato, avvalendosi della presenza, come co-attore protagonista, dell’artista italo-inglese Franko B. Le scelte programmatiche di De Pinto sono causali, poiché l’artista italiano da anni lavora attorno al tema delle identità e del genere, rielaborando e approfondendo in maniera solidale le eredità lasciateci dalla Body Art storica e dai movimenti avanguardisti legati alla Performance e all’Azionismo anglo-sassone, in particolare quello viennese. Da non trascurare neppure gli influssi Punk e Queer Punk. Se autori come Günter Brus e altri hanno costituito un importante apporto allo sviluppo del suo lavoro, questi continuano tutt’ora a evocare – in generale – questioni esistenziali relative all’uomo e alla sua responsabilità sociale e societale.
A fronte di una produzione artistica contemporanea ancora eccessivamente ancorata agli anni ’80 e ’90, nonché ai suoi concetti mercantili, da qualche anno ormai si è manifestata una corrente generazionale fuoriuscita da una situazione artistica, istituzionale e politica molto meno pragmatica e maggiormente carismatica, algida e incapace di leggere la storia recente e in divenire. In una tale incertezza e confusione attorno ai valori dell’uomo, l’artista – unico elemento di contrafforza e resistenza al sistema – torna a recuperarne le basi. ‘La società del sentimento’ sembra essere la preoccupazione di una generazione di autori [e di qualche curatore] che amiamo definire obliqua e post-tecnologica, indebolita nel suo essere consumatrice di tecnologie comunicazionali per tentare di divenirne, invece, produttrice. Gli influssi sono molteplici e assolutamente multimediali, unisessuali. Splendido e raffinato traduttore di epiche e vigorose visioni, questa volta Pier Giorgio De Pinto ha dato vita a un video e a sei immagini fotografiche marcate da una semplicità disarmante, a rappresentare un immaginario trasversale quanto verace; esprimere e non più parlare di sentimento.
Argomentando di It's all about Love, così si esprime lo stesso autore: […] Il montaggio ricorda una vecchia pellicola da proiettore anni ’70. Tutto è pervaso da una semplicità e da una atmosfera familiare che intendevo trasmettere e penso di essere riuscito nell'intento. Da tempo lavoro a questa sorta di ‘società del sentimento’ che sta muovendo l'uomo verso il cuore, il sentimento, ancorché ciò appaia come un ritorno aggravato, appesantito da tutte le cicatrici che l'uomo post-tecnologico porta su e dentro di sé. Si guarda ‘alla natura’ (a quando tutto era più semplice), a una situazione primeva, tastandosi le costole, lì dove lungo il percorso della vita si sono rotte facendo spesso scivolare l’uomo entro baratri. Per il nostro puro piacere e/o per donarci agli altri in modo assoluto e totale, ci siamo modificati e abbiamo mostrato il nostro corpo in vari modi più o meno estremi ed è lì che ci tocchiamo/guardiamo/controlliamo, ogni tanto come degli increduli, per sentirci nel ‘qui ed ora’, piuttosto che in un incubo/sogno che non finisce più, credendo di ‘averlo veramente fatto’ come se ‘ricordare agli altri di averlo fatto’ non ci bastasse più. Come se non bastasse più tutto l'archivio storico che l'uomo ha creato per ‘ricordarsi immortale’, allorquando invece non lo è, per rievocare cosa egli è stato... Come se questo archivio potesse andare distrutto per sempre e improvvisamente, e allora ce la siamo scritta sulla nostra pelle la nostra storia, sia personale che dell'uomo ‘universale’. Da tutto ciò è nato il video e la serie di fotografie... partendo dall'assunto che ‘it's all about Love’ o ‘it’s just about Love’. […]De Pinto si avvale della figura di Franko B, omaggiando, consapevolmente, un artista che ha evocato, non senza creare spesso imbarazzanti attriti con le parti sensibili e remote dello spettatore, la carne e la sua simbologia, restituendo il suo sangue al suo pubblico all’interno delle sue performance e la rappresentazione del corpo martoriato all’interno di un reiterato errare umano, sinonimo di viaggio liberatorio e catartico.
Coinvolgente è Pier Giorgio De Pinto nel suo intento di rappresentare e comunicare l’universo dei sentimenti, nella sua umile e modesta volontà di farsi disegnare sul corpo nudo una casa, nella quale è custodito e protetto un grande cuore, laddove gli estremi del realmente-vissuto e del realmente-sentito ci riportano per certi versi allo studio che l’artista ha fatto e continua a fare della storia epica di Dioniso e Apollo, figure-chiave sacre e sacrileghe ‘contemporanee’ nella loro fusione tra bene e male, verso l’esistenza del sentimento dissacrante ed irriverente, verso una catarsi fondamentale che è la vita contro la morte e contro la nemesi.Quasi interamente girato in slow motion, esso si completa di una colonna sonora d’eccezione: Our Foolish Hands (2008), canzone scritta e interpretata da Roderick Arbre, leader del gruppo inglese The InvisAbles. Come lo stesso Arbre afferma […] alcuni testi per la canzone non sono parole. L’ho semplicemente registrata una mattina presto… Qualche volta, quando canto, creo parole che sembrano tante possibilità, lasciando all’ascoltatore la libertà di decidere cosa egli sta ascoltando. Alcuni suoni sono concepiti quasi fossero un sentimento, anziché solo mere parole… […]

 

Mario Casanova_2009

2 Marzo 2010 <

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IL RITRATTO RITROVATO

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CORPUS
CORPUS è la prima mostra personale che l’artista
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LINGERING WHISPERS
mostra a cura di Predrag Pajdic e prodotta da Virginie Puertolas-Syn
7 maggio – 6 giugno 2010 
Vernissage 6 maggio 2010, 18:00-21:00

Preview per la stampa 6 maggio...

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Pier Giorgio De Pinto, A Gift for You, 2009

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In a time of universal deceit, telling the truth is a revolutionary act. (George Orwell)
Il progetto che ho pensato per il...

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Mirko Aretini, The Body Identity, 2010 (Private collection, Switzerland)

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Il giovane artista Mirko Aretini (1984) è sicuramente il protagonista principale dell’attuale scena artistica emergente...

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